Concluso il secondo “Cantiere del paesaggio” del 2026
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| | | | | | Cantiere del paesaggio a Susans (foto di Graziano Soravito) |
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Si è concluso il secondo “Cantiere del paesaggio” del 2026, che dopo Artegna ha fatto tappa in uno dei numerosi borghi di Susans, Borc de Vile. Con il patrocinio del Comune di Majano, è stato recuperato un vecchio muro in pietra oggetto di un precedente cantiere. Questa è la prassi che l’Ecomuseo ha adottato: considerato che è difficile completare il lavoro di ripristino di un muro a secco nell’ambito di un solo corso (i cantieri fanno parte di una scuola per aspiranti artigiani), si procede al recupero del manufatto in più fasi. Non è un caso che il cantiere sia stato realizzato a breve distanza da quello che può essere definito il “luogo del cuore” di tutta la frazione: una fontana posizionata in un anfratto roccioso, con l’acqua che scaturisce dalla roccia viva per riversarsi in una piccola vasca ricavata dalla stessa roccia. |
| | | Pure per questo cantiere vanno ringraziati i partecipanti giunti da tutta la Regione che si sono prodigati con ottimi risultati, grazie anche alla competenza e bravura dell’istruttore che li ha seguiti. Su cui è il caso di soffermarsi, perché Geremia Zaccaron, giovane artigiano della pietra, aveva partecipato da allievo a un precedente cantiere acquisendo quelle conoscenze e abilità che successivamente ha deciso di mettere in pratica. La laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti lo ha portato ad amare il bello, di cui il paesaggio dovrebbe fare parte. Questo per dire che la “scuola friulana” sui muri a secco promossa dall’Ecomuseo valorizza sì il territorio ma può anche costituire un’occasione per avviare una nuova attività, come è accaduto a Geremia. |
| | | L’obiettivo dei “cantieri del paesaggio”, avviati nel 2015, è di unire la tradizione con l’innovazione. La tradizione è quella plurisecolare legata a tecniche costruttive che mettono in sicurezza sentieri e versanti, mentre l’innovazione consiste nell’incentivare la capacità di far conoscere e valorizzare il territorio, rendendolo fruibile e condividendo le buone pratiche finalizzate alla riqualificazione del paesaggio. L’Unesco nel 2018 ha inserito l’arte della costruzione in pietra a secco, le conoscenze e le tecniche relative, nella lista dei Beni intangibili dichiarati Patrimonio dell’Umanità. Ha scritto Predrag Matvejević: «È stato versato più sudore ripulendo i declivi per le vigne che per costruire le piramidi. Un muretto a secco è il monumento a una volontà granitica». |
| | | | | | | | | Fontana nel Borc de Vile (foto di Graziano Soravito) |
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