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Prorogata la mostra sul sistema irriguo del Gemonese

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Opera di presa ad Ospedaletto, anni Venti (archivio CBPF)

Un bel successo sta riscuotendo la mostra “Acque del Gemonese” allestita dall’Ecomuseo nelle sale espositive di piazza Municipio a Gemona, con la collaborazione del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e del Comune e il sostegno della Regione. L’apprezzamento dei visitatori è dimostrato dai commenti espressi al tavolo d’ingresso, tutti assai lusinghieri. Vi viene illustrato, con testi e immagini storiche e attuali, il processo che nell’arco di 150 anni ha reso coltivabile la piana tra Gemona e Osoppo, attraverso un fitto reticolo artificiale che si è combinato con quello naturale, rappresentato dal Fiume Ledra e dai suoi tributari. L’ambito indagato è quello della pianura chiusa posta al centro del Friuli, composta da terreni sciolti e ricchi di scheletro che andavano resi più fertili. L’ottima accoglienza ha reso opportuna la proroga della mostra che resterà aperta fino a domenica 31 maggio (è visitabile dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19).

Il filo conduttore del progetto di ricerca che è alla base dell’esposizione è l’uomo in relazione al paesaggio e alla natura anfibia della piana. La storia degli interventi condotti sul territorio non è stata segnata solo dai progetti di ingegneri e agronomi, ma anche dal lavoro del personale addetto all’esecuzione delle opere, che ha rappresentato il volto quotidiano di un processo di trasformazione incessante e capillare. Le immagini inedite recuperate dall’archivio storico del Consorzio parlano chiaro: documentano architetture, canali, opere di presa, bocche, strade poderali ma pure i continui interventi necessari per ripristinare e consolidare le roste lungo il Tagliamento al fine di proteggere i terreni dalle acque del fiume, costruttore (con i suoi sedimenti) e al contempo devastatore (con le sue tracimazioni) della piana alluvionale.

«È tutto quel piano, che si estende da Gemona fino ai fiumi di Ledra e Tagliamento, e fino ai colli che lo circondano, sempre chiamato Campo in carte di quattro, di cinque e di sei secoli addietro» (Gian Giuseppe Liruti, 1771).

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info 338 7187227
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Nodo idraulico di Andreuzza (foto di Eugenio Novajra)

Newsletter dell'Ecomuseo delle Acque | n. 566 | Maggio 2026
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